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— tromba
— pianoforte
— basso
— batteria
Cimitile | Basiliche Paleocristiane
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Il 3 settembre, nella straordinaria cornice delle Basiliche Paleocristiane di Cimitile, Pomigliano Jazz accoglie lo Stefano Di Battista Quintet con La Dolce Vita.
Un progetto che attraversa la grande musica italiana del Novecento e la restituisce al presente attraverso l’effervescenza e l’eleganza di uno dei quintetti più apprezzati della scena jazzistica italiana.
Cinema, canzone, jazz e memoria collettiva diventano così parte di un unico racconto musicale, aperto all’improvvisazione e alla capacità dei musicisti di trasformare melodie entrate nell’immaginario di intere generazioni.

LA DOLCE VITA
“La dolce vita” non è soltanto il titolo del celebre film di Federico Fellini: è un immaginario, una stagione della cultura italiana, un mondo fatto di cinema, musica, passioni, eleganza, desiderio, ironia e sogni.
È il riflesso di un’Italia che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ha conquistato l’immaginazione internazionale e che ancora oggi continua a parlare attraverso le sue melodie. È proprio a questo patrimonio che Stefano Di Battista attinge per dare vita a un concerto che è insieme omaggio e rilettura, memoria e invenzione.
Dopo Morricone Stories, album dedicato alla musica di Ennio Morricone, il sassofonista romano, più volte ospite di Pomigliano Jazz nei suoi trent’un anni di storia, torna a esplorare le proprie radici con un repertorio che va dalla stagione della “Dolce vita” fino ai decenni successivi.
L’obiettivo non è ricostruire filologicamente un’epoca, né riproporre semplicemente brani celebri, ma proiettare quelle musiche nel presente, lasciandole respirare attraverso il linguaggio del jazz.
Al centro del progetto c’è la melodia. Di Battista affronta ogni composizione cercandone il cuore, la matrice più autentica, per poi aprirla all’improvvisazione.
Non una mera rivisitazione di brani conosciuti: composizione e improvvisazione diventano parte di un unico racconto musicale, nel quale ogni tema può trasformarsi, dilatarsi e assumere significati nuovi.
In scaletta alcune tra le composizioni più celebri della musica italiana. La magia cinematografica di Nino Rota rivive nella title track La dolce vita e in Amarcord; Ennio Morricone è presente con La Califfa, mentre Nicola Piovani con La vita è bella.
Ci sono poi la raffinatezza e l’ironia di Paolo Conte con Via con me, Lucio Dalla con Caruso, e la forza universale di Con te partirò, scritta da Francesco Sartori e Lucio Quarantotto e consegnata al mondo dalla voce di Andrea Bocelli.
Il viaggio prosegue con brani entrati di diritto nella memoria collettiva del nostro Paese. Nel blu dipinto di blu (Volare) di Domenico Modugno e Franco Migliacci, Una lacrima sul viso e Tu vuò fa’ l’americano di Renato Carosone diventano l’escamotage musicale per un gioco di reinvenzione nel quale il jazz attraversa la canzone popolare, il cinema e la tradizione italiana.
In particolare, Tu vuò fa’ l’americano mette in dialogo le matrici napoletane e quelle americane, lasciando spazio all’improvvisazione e all’interplay tra i musicisti.
Non mancano momenti più intimi e sospesi, come Sentirsi solo di Piero Umiliani, tratto dalla colonna sonora de L’audace colpo dei soliti ignoti. Una composizione meno conosciuta, dalla melodia rarefatta e dall’atmosfera notturna, che richiama il mondo malinconico e misterioso di Chet Baker.
E ancora Roma nun fa’ la stupida stasera di Armando Trovajoli, pagina amatissima della tradizione romana, qui restituita mediante una sensibilità jazzistica capace di valorizzarne tutta la raffinatezza.
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Protagonista di questo viaggio sarà un quintetto consolidato, nel quale Stefano Di Battista è affiancato da Matteo Cutello alla tromba, Andrea Rea al pianoforte, Daniele Sorrentino al basso e Luigi Del Prete alla batteria.
Un quintetto che segna anche il ritorno a casa della sezione ritmica della band. Rea, Sorrentino e Del Prete, rispettivamente pomiglianese e napoletani di origine, oggi musicisti consolidati nel panorama musicale italiano, hanno mosso i loro primi passi nel mondo della musica e in modo particolare del jazz anche grazie all’azione di promozione e valorizzazione dei talenti del territorio portata avanti dalla Fondazione Pomigliano Jazz in oltre trent’anni di attività.
Per Itinera, etichetta discografica di Pomigliano Jazz, i DEA Trio, questo il nome della formazione, hanno inciso nel 2018 l’album Secret Love.

I MUSICISTI
Nato a Roma nel 1969, Stefano Di Battista si avvicina al sassofono a tredici anni e scopre il jazz ascoltando i dischi di Art Pepper e Cannonball Adderley. Decisivo è l’incontro con Massimo Urbani, figura fondamentale del jazz italiano, che ne orienta la formazione e ne alimenta la vocazione.
Dopo il diploma al Conservatorio, nel 1992 si trasferisce a Parigi dove entra rapidamente nella scena jazzistica internazionale grazie anche all’incontro con il pianista Jean-Pierre Como.
Nella capitale francese collabora con musicisti come Aldo Romano, Daniel Humair, Jimmy Cobb e Nat Adderley, fino a entrare nell’Orchestre National de Jazz diretta da Laurent Cugny e nel sestetto di Michel Petrucciani.
Nel 1997 pubblica Volare, il suo primo album da leader, seguito nel 1998 da A Prima Vista per Blue Note Records. Con la prestigiosa etichetta americana realizza anche Round About Roma, Parker’s Mood e Trouble Shootin’, consolidando una carriera internazionale caratterizzata da un suono potente, personale e immediatamente riconoscibile.
La sua ricerca unisce il rigore della tradizione jazzistica a una particolare attenzione per la melodia e per il repertorio italiano. Nel 2021 pubblica Morricone Stories, omaggio alle musiche di Ennio Morricone, mentre nel 2024 torna a esplorare la cultura musicale italiana con La Dolce Vita, rilettura di brani di Nino Rota, Ennio Morricone, Paolo Conte, Nicola Piovani, Domenico Modugno e altri grandi autori.
Sassofonista virtuoso e bandleader di grande esperienza, Di Battista ha fatto della qualità del suono, della forza melodica e dell’improvvisazione gli elementi distintivi del proprio linguaggio. La sua musica riesce così a mettere in dialogo tradizione e contemporaneità, identità italiana e vocazione internazionale, confermandolo tra i protagonisti più autorevoli del jazz contemporaneo.
Nato nel 1998 a Chiaramonte Gulfi, Matteo Cutello è tra i talenti più interessanti della nuova generazione del jazz italiano.
Insieme al fratello Giovanni si è formato fin da giovanissimo, affermandosi nel 2015 con la vittoria ex aequo del Premio Internazionale Massimo Urbani.
Ha studiato al Berklee College of Music di Boston, dove ha conseguito nel 2021 la laurea in Jazz Composition and Film Scoring, perfezionandosi con musicisti come Joe Lovano, Danilo Pérez e John Patitucci.
Si è esibito nei principali festival internazionali, dal Panama Jazz Festival al Dominican Republic Jazz Festival, e ha collaborato con artisti come Renzo Arbore, Gegè Telesforo e Francesco Cafiso.
Nato a Pomigliano d’Arco nel 1983, Andrea Rea è uno dei pianisti più apprezzati della scena jazz attuale.
Vincitore nel 2007 del Premio Internazionale Massimo Urbani, ha studiato con musicisti come Dado Moroni, Kenny Barron, George Cables e Barry Harris.
Ha collaborato con artisti di rilievo internazionale, tra cui Stefano Di Battista, Dianne Reeves, John Patitucci, Fabrizio Bosso, Dee Dee Bridgewater e Richard Galliano.
Pianista, compositore e arrangiatore, ha pubblicato diversi album da leader, sviluppando un linguaggio personale fondato sulla tradizione jazz e aperto a molteplici influenze.
Nato a Napoli nel 1980, Daniele Sorrentino è bassista e contrabbassista, compositore e arrangiatore.
Cresciuto in una famiglia di musicisti, ha iniziato lo studio della musica a quattro anni, avvicinandosi successivamente al basso, al contrabbasso e al jazz.
Nel 2007 ha ricevuto il Premio Jimmy Woode come miglior contrabbassista e, nel corso della sua carriera, ha collaborato con artisti come Enrico Rava, Fabrizio Bosso, Dado Moroni, Sylvain Luc, André Ceccarelli e Roberto Gatto.
Da oltre quindici anni è membro stabile delle formazioni di Stefano Di Battista, con cui ha suonato nei più importanti festival internazionali.
Nato a Napoli nel 1985, Luigi Del Prete inizia a suonare la batteria a soli sei anni, avvicinandosi presto al jazz attraverso l’ascolto dei grandi maestri della tradizione.
Nel 2010 debutta in studio come sideman nell’album White Room di Andrea Rea.
Nel corso della sua carriera ha collaborato con musicisti come Benny Golson, Stefano Di Battista, Antonio Faraò, Fabrizio Bosso, Flavio Boltro e Julian Oliver Mazzariello, esibendosi nei principali festival e jazz club italiani e internazionali.
È da anni un collaboratore stabile di Stefano Di Battista e nel 2025 ha pubblicato il suo primo album da leader, Pangea.
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