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Kenny Garrett, un predestinato alla corte di Re Davis

Per i sassofonisti nati negli anni Sessanta Charlie Parker e John Coltrane sono stati (ovviamente) inderogabili punti di partenza, mondi da esplorare, ma anche un problema serio.

Kenny Garrett live a Cimitile - Pomigliano Jazz in Campania 2014La ricerca di un’autonomia, la difficoltà di trovare qualcosa di nuovo da dire e da dire in modo originale, ha fatto perdere il sonno a molti di loro.
Superare la fase di mera replica, di imitazione dei maestri, era di pochi emeriti strumentisti.
Richiedeva, oltre ad una preparazione tecnica di prim’ordine, una personalità quanto mai spiccata.
Tra questi emerge il sassofonista, flautista, compositore e direttore d’orchestra Kenny Garrett, da sempre croce e delizia di appassionati e critici.

Kenny Garrett è una delle voci più riconoscibili di quella generazione, forse il timbro più riconoscibile in assoluto.
Suono potente e vigoroso, tecnica avanzata, ricerca spinta della cantabilità.
Talento puro, spesso con virate verso un certo tipo di smooth jazz e tentazioni da world music che sono la disperazione dei fans e gli hanno valso la considerazione di grande incompiuto da parte di una certa critica.
La sua carriera prese il via nei jazz club di Detroit, grazie agli insegnamenti del padre, falegname e tenorista, del trombettista Marcus Belgrave e del pianista Geri Allen.

Miles Davis e Kenny Garrett in un live del 1991Garrett, uno dei pochi tra i suoi colleghi coetanei a non aver frequentato il college, scelse subito dopo il liceo di “imbarcarsi” sulla Duke Ellington Orchestra, guidata dal figlio del Duca Mercer Ellington.
Rimase con l’Orchestra tre anni e mezzo. Da subito notato dai colleghi già affermati ha collaborato con musicisti del calibro di Freddie Hubbard, Woody Shaw, i Jazz Messengers di Art Blakey e poi per lungo tempo con Miles Davis a cavallo degli anni Ottanta e Novanta in quelle macchine da guerra funky che erano le ultime band del trombettista.
Lo stesso funk ripreso poi negli Headhunters di Herbie Hancock.

La sua carriera discografica ha inizio solo dopo il suo trasferimento nel 1982 nella più viva New York.
E’ del 1984 Introducing Kenny Garrett per la Criss Cross Records. Dopo due incisioni per l’Atlantic, etichetta desiderosa di rilanciare il suo catalogo jazz, nel 1992 passa alla Warner Bros, incidendo i suoi dischi più famosi e conosciuti, a partire da Black Hope, che mise d’accordo critica e appassionati.

La cover di "beyond the wall" di Kenny GarrettMa probabilmente la consacrazione è arrivata solo nel 2006 con l’album Beyond The Wall per la Nonesuch Records.
Come molti hanno notato i suoi dischi migliori sono quelli dedicati ai suoi miti.
Anche in questo caso la dedica a McCoy Tyner (e la presenza costante dello spirito di Coltrane) ispira il suo talento compositivo.
Il gruppo di all stars che lo accompagna rende tutto facile. A cominciare dalla presenza di Pharoah Sanders (sassofono), forse il più grande continuatore della musica coltraniana e presenza quanto mai azzeccata in un disco orientaleggiante in ogni singola nota, con al centro del progetto la modalità e i richiami al buddismo che Garrett aveva conosciuto in uno dei suoi viaggi in Cina.

Kenny Garrett live (ph Mehmet Kaman)Sanders aveva già lavorato sulla modalità attraverso le esperienze di Coltrane e di sua moglie Alice.  Ma Garrett riesce ad andare oltre, inserendo richiami alla cultura musicale cinese.
Del gruppo fanno parte anche due icone del jazz mondiale, Bobby Hutcherson (vibrafono) e Brian Blade (batteria); oltre ai fidati Mulgrew Miller (piano) e Robert Hurts (basso). Beyond The Wall è un album pieno di suggestioni, di spunti nuovi, dal suono pieno e potente.
I soli di Garrett e compagni sono tanto belli da imprimersi nella memoria dell’ascoltatore. In Qing Wen i due sassofoni si impastano alla voce di Nedelka Echols a creare un suono unico e penetrante.
Proprio le voci della Echols e del coro (in Kiss To The Skies, Gwonka e in quella sorta di preghiera che è Realization) contribuiscono alla unicità di questo disco che valse a Garrett la candidatura ai Grammy.

La cover di "kenny-garrett-seeds from the underground" di Kenny GarrettAppena un anno dopo esce per la Mack Avenue un disco dal colore completamente diverso.  Sketches of MD è un live in cui il funk la fa da padrone e in cui il leader mostra i muscoli.
Ma è del 2012 un’altra pietra miliare della sua discografia. Seeds From The Underground (Mack Avenue) riprende l’abitudine alle dediche.
Con un corposo post-bop (che poi è quello attraverso cui emerge meglio la sua grandezza) suonato da un gruppo super affiatato, tra cui spiccano Danilo Perez e il pianista Benito Gonzalez, Garrett omaggia alcuni tra i personaggi più importanti della sua vita di uomo ed artista.
I semi del titolo, appunto. E allora in Boogety Boogety (titolo onomatopeico che si rifà al galoppo dei cavalli) ricorda la passione per i western che guardava insieme al padre; nella ballad Detroit c’è la dedica al suo primo maestro Marcus Belgrave; in Haynes Here e nel blues Do Wo Mo ritornano Roy Haynes, Duke Ellington, Woody Shaw e Thelonious Monk.

Chick Corea e Kenny Garrett premiati ai Grammy Awards 2010 con la Five Peace BandNelle diverse composizioni, tutte a sua firma, emerge la volontà di creare melodie fortemente connotate, di grande impatto, capaci di lasciare il segno oltre le improvvisazioni.
Garrett recupera qui un’attitudine che aveva sperimentato lavorando con un altro super complesso, la Five Peace Band con tra gli altri Chick Corea e John McLaughlin, cioè l’uso di metriche diverse e particolari.
Durante la scrittura dei brani dell’album sperimenta i tempi dispari e un approccio alla composizione più stimolante.
Anche qui, però, si registra qualche virata verso la world e lo smooth jazz in versione afro cubana (così come lo era stata in versione orientale in Beyond The Wall), che caratterizza qualche melodia o arrangiamento.

La cover di "Pushing the world away" di Kenny GarrettMa a questo i conoscitori di Kenny Garrett sono ormai abituati, si potrebbe dire che quasi se l’aspettano.
E infatti accade anche nel successivo Pushing the World Away (Mack Avenue), un sorta di prolungamento dell’album precedente con annesse dediche.
Il gruppo è lo stesso, affiatato, vigoroso e propositivo di Seeds From The Underground. E allora mettiamo subito da parte alcuni brani troppo easy listening, come l’unica cover presente, I Say A Little Prayer di Burt Bacharach, o Homma San, e prendiamo tutto il buono che c’è in questo disco (tanto).
Dalle architetture sonore di Alpha man al groove coinvolgente di Rotation o J’ouvert, Calypso dedicato a Sonny Rollins. Una band collaudata, dal sound potente, capace di trasmettere all’ascoltatore tutta la propria energia, capeggiata da un signore sulla breccia da ormai trent’anni.

Questi gli ingredienti per l’ennesima nomination ai Grammy Awards.
Pushing the World Away sarà presentato il 16 luglio presso le Basiliche Paleocristiane di Cimitile.
Garrett sarà accompagnato nell’occasione da un quintetto ben collaudato e composto da Vernell Brown al piano, Corcoran Holt al contrabbasso, Rudy Bird alle percussioni e McClenty Hunter alla batteria.

Guida all’ascolto a cura di Diego Librando – Sound Contest

Discografia

1984 – Introducing Kenny Garrett (Criss Cross)
1988 – Garrett (5 Paddle Wheel)
1989 – Prisoner of Love (Atlantic)
1990 – African Exchange Student (Atlantic)
1992 – Black Hope (Warner Bros.)
1994 – Threshold (Warner Bros.)
1995 – Stars & Stripes Live (ITM)
1995 – Triology (Warner Bros.)
1996 – Pursuance: The Music of John Coltrane (Warner Bros.)
1997 – Songbook (Warner Bros.)
1999 – Simply Said (Warner Bros.)
2002 – Happy People (Warner Bros.)
2003 – Standard of Language (Warner Bros.)
2006 – Beyond The Wall (Nonesuch)
2007 – Sketches of MD (Mack Avenue Records)
2012 – Seeds From the Underground (Mack Avenue Records)
2013 – Pushing the World Away (Mack Avenue Records)

Kenny GARRETT Quintet
mercoledì 16 luglio 2014, ore 21
Basiliche PaleocristianeCimitile (NA)
posto unico 15 euro
i biglietti 
si acquistano nei punti vendita del circuito TicketOnLine e su azzurroservice.net

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