Handel, Bach e Scarlatti: il racconto di Pieranunzi
Guide di SoundContest: la recensione di Olindo Fortino di “1865”, l’album cui è ispirato il concerto di stasera 8 settembre al Palazzo Mediceo di Ottaviano.
A distanza di quattro anni dal fortunato album su Scarlatti, Enrico Pieranunzi si avventura sullo stesso terreno con un progetto per piano solo ancor più ambizioso e articolato. 1865 è di certo il miglior esempio per comprendere e ammirare il dualismo estetico del pianista e compositore romano, vale a dire quella capacità di far convivere il mondo della musica classica da cui è partito (e che non ha mai trascurato o posto in secondo piano) con quello del jazz e dell’improvvisazione in cui ha saputo riscuotere successi e risultati invidiabili a livello internazionale. Un mix di sacro e profano, rigore e fantasia, su cui Pieranunzi ha fatto costantemente leva per sviluppare in chiave personale e originale doti tecniche, scrittura e creatività .
Nella tradizione del piano jazz moderno e contemporaneo la lista di musicisti confrontatisi con una certa regolarita’ con autori, forme e repertori della musica classica e/o colto-accademica è anche abbastanza fitta e nutrita (vedi Keith Jarrett, George Gershwin, Bill Evans, Michel Petrucciani, Gil Evans, Chick Corea, Uri Caine, Giorgio Gaslini) e tuttavia all’interno di questa Pieranunzi resta uno dei piu’ efficaci e credibili, proprio in virtu’ di una solida formazione e coltivata sensibilita’ in tale ambito.
Elemento chiave del titolo, la data del 1685 è (come ci ricorda e spiega poeticamente lo stesso Pieranunzi nelle note interne di copertina) quella che rimanda all’anno di nascita di “…tre nuovi pianeti, o, se preferite, tre nuove stelle: vale a dire Handel, Bach e Scarlatti. Tre astri le cui orbite si intersecarono qualche volta l’una con l’altra, ma che, per lo più, percorsero itinerari indipendenti, la cui traccia luminosissima e’ ancor oggi ben visibile nell’universo firmamento”. Dunque quello dell’album (registrato, come il precedente Plays Scarlatti, presso i Bauer Studios di Ludwigsburg, in Germania) è un viaggio avventuroso nel piu’ prezioso e singolare repertorio del classico-barocco ma allo stesso tempo anche un discorso per sottolineare la freschezza espressiva, la perfezione formale e la duttilità strutturale dell’opera di tre compositori che ben si integrano con il sincretismo compositivo del jazz e il metodo della libera improvvisazione.
Secondo tale premessa Pieranunzi pone in essere una strategia creativa e interpretativa che supera e integra quella adottata in precedenza per le sole sonate di Scarlatti. Un giochino tanto sottile quanto ingegnoso che si attua tramite tre diversi procedimenti d’approccio alle opere scelte e tratte dal corpus dei tre autori: 1) aprire l’esecuzione del brano improvvisando per poi arrivare gradualmente al motivo e alla struttura dell’originale (come in Impro K183 sulla Sonata in F Minor K183 di Scarlatti o nella IMPROBACK 859 sul Prelude in F# Minor BWV 859 di Bach; 2) partire dal tema originale per poi improvvisare (come come le IMPROHANDEL 481 e 438 o le IMPROBACH 122, 402 e 797; 3) interpretare con fedeltà la composizione originale (ad esempio nel Prelude in G BWV 884 o nelle Bourre’e I e II e ancora nel Prelude in F# Minor BWV 859 di Bach o nella Sonata in F# K 319 di Scarlatti).
Ne conseguono una linea e un’esperienza d’ascolto realmente appaganti e stimolanti, abbinate alla netta sensazione di un album organico e strutturalmente congegnato, un habitat musicale che Pieranunzi crea su misura per se stesso cimentandosi in modo complementare e fantasioso con l’esercizio dell’interpretazione fedele, del riarrangiamento, dell’improvvisazione e della scrittura ex novo di un tema. Una fantasia e un logica che esplicano al meglio le capacita’ tecniche del pianista romano, declinate secondo vari registri e umori, sempre e comunque caratterizzati dalla sensibilità , dalla precisione e dall’eleganza del suo tocco e fraseggio.
1685 è un disco sopra le righe, sfuggente, insieme moderno e classico, pertanto non solo jazzistico, improvvisato, o rigorosamente accademico. Tra le pieghe di alcuni brani e passaggi Pieranunzi è poi abile a uscirsene con ritmi swing, country, blues e sudamericani, senza per questo operare forzature nei confronti delle nature e delle personalità musicali di Bach, Handel o Scarlatti. Anzi, li offre a tutti noi (addetti o profani) mettendone in luce la loro intensa forza, bellezza e indubitabile eternità. Un regalo e un favore di non poco conto per chiunque avrà l’accortezza e l’intelligenza di non perdersi questo disco magico e affascinante.
(Olindo Fortino)


