Lo stile “Incognito”, il talento di Mario Biondi
“Jazz Funk” è stato il primo disco degli Incognito. Nel titolo di quel lavoro c’era già tracciato il manifesto programmatico di quello che sarebbe stato il filo conduttore della loro musica nei decenni a venire.
Gli Incognito si formano in Inghilterra nei primi anni ‘80 per opera di Jean-Paul ‘Bluey’ Maunick e la loro avventura è proseguita con successo ininterrotto fino ai nostri giorni.
Gli anni ‘80 sono stati per la musica un’irripetibile fucina di innovazioni. Tra i diversi filoni musicali sviluppatisi particolarmente in quegli anni c’è stata la musica Funky, un’ennesima evoluzione derivata dalle multiformi radici del Blues, che aveva già iniziato e prendere forma nel decennio precedente.
Diversi grandi nomi sono stati protagonisti di questo processo evolutivo, da George Clinton agli Earth Wind & Fire, principali attori della contaminazione del Funk con la Soul e la Disco Music, a Miles Davis, Herbie Hancock, George Duke e Stanley Clarke, che hanno contribuito ad introdurre il Funky nel Jazz. Tra le più recenti evoluzioni di questi lieviti ci sono Acid-Jazz, Smoth Jazz e Nu-Jazz, e tra i protagonisti di questi filoni, in particolare per quel che riguarda la localizzazione britannica del fenomeno, emergono prepotentemente gli Incognito.
Da trent’anni sulla cresta dell’onda musicale, la band è da sempre la casa di ottimi musicisti che, a fasi alterne e nei differenti momenti storici, hanno partecipato all’avventura del gruppo. Ma il suo leader, fondatore e spirito guida, il mauritiano Jean Paul Maunick, è rimasto costantemente fedele nel tempo alla sua creatura. La maggior parte dei brani che hanno fatto la fortuna degli Incognito, rendendo il gruppo famoso in tutto il mondo, sono stati scritti da lui, con l’eccezione di brani firmati da qualche altra icona del Blues come, ad esempio, Steve Wonder. L’aspirazione di Maunik, fin dall’epoca della fondazione del gruppo, è stata quella di essere produttore, autore e musicista della band: negli ultimi trent’anni su nessuno di questi aspetti ha mai fatto un passo indietro.
La cifra musicale degli Incognito è da sempre costantemente caratterizzata da dinamiche ariose e solari, proprie peraltro del Funky. Nella formazione del gruppo Bluey ha sempre riservato grande attenzione alla sezione ritmica. Al groove trascinante si accompagnano, sistematicamente, una buona vena di originalità e tanto buon gusto. Sempre ampia e variegata – altra caratteristica imprescindibile del Funky – è poi la sezione dei fiati, talmente presente da far apparire la band una piccola orchestra. E ancora – ennesima strategia di Maunick – l’attenzione per la qualità delle voci, maschili e femminili, che si alternano da sempre nel gruppo, da quella di Tony Momrelle a quella di Maysa Leak o di Imaani Saleem, di Jocelyn Brown oppure di Sarah Brown.
Ma i nomi, secondo Bluey, non sono particolarmente importanti: la band si chiama “Incognito” perché è aperta a chiunque abbia talento e qualcosa da dire nel gruppo. La linea “politica” che Jean-Paul Maunick ha scelto di intraprendere nei riguardi dei diversi musicisti che si sono alternati al suo fianco è, infatti, proprio quella di rispettare l’individualità e la personalità artistica di ciascun collaboratore incanalandola nello stile musicale “Incognito”.
Tanti dischi sono seguiti a quel lontano “Jazz Funk”: “Inside Life” – “Tribes, Vibes And Scribes” – “Positivity” – “Life, Stranger Than Fiction” – “Adventures In Black Sunshine” – e così via, fino a “Transatlantic RPM” e all’odierno “Surreal”. La regia di Bluey – forse la vera chiave che ha permesso agli Incognito di rimanere ai vertici del successo per oltre un trentennio – ha disegnato un continuo rinnovamento espressivo nella continuità stilistica, ha permesso al gruppo di mantenere la propria riconoscibilità ma, al tempo stesso, di alimentare l’innovazione e l’apporto delle diverse individualità in un clima di creatività magmatica.
Anche in Italia le correnti Acid-Jazz, Smoth Jazz e Nu-Jazz hanno avuto un loro sviluppo, sebbene in tono minore. Il personaggio probabilmente più rappresentativo della sintesi di queste espressioni musicali in Italia è Mario Biondi.
Cantante catanese, troppo a lungo, in rapporto al suo talento, fermo nei cori delle chiese e negli studi di registrazioni, dov’era impiegato come corista nelle registrazioni dei più grossi nomi della musica italiana e non solo.
Fa da “spalla” ai concerti di tale Ray Charles – uno che di Blues ne capiva un po’ – ma, ancora per lungo tempo, non ottiene il riconoscimento che merita. Come troppo spesso accade a chi è un passo sopra la media, solo quando vengono messi completamente in luce le doti ed il talento – peraltro tutt’altro che nascosti – di un personaggio ci si meraviglia di come non siano state più correttamente valorizzati prima.
Comunque sia andata, oggi Mario Biondi, con la sua voce calda, profonda e dai toni baritonali – che a tratti ricorda Barry White o Isaac Hayes, altri due grandissimi della musica soul degli anni ‘70 – è uno dei cantanti italiani più ri-conosciuti, soprattutto se si considerano le doti di classe e raffinatezza oltre che di capacità tecnica. E’ in grado di spaziare con grande disinvoltura tra brani contemporanei – di autori della levatura di Burt Bacharach – ai più sofisticati classici e standards del jazz internazionale. La sua profonda duttilità musicale, l’attenzione per i particolari, la capacità di rimanere sempre rigorosamente “nelle righe”, permettono a Mario Biondi di presentare, con la stessa efficacia interpretativa e con la medesima classe, sia brani ritmati e ballabili che canzoni dai toni intimistici, spaziando con disinvoltura tra le diverse sfaccettature del Blues.
Inevitabilmente, nel corso dei viaggi e delle tournée degli Incognito in Italia, come in quelle di Mario Biondi all’estero, queste due grosse entità musicali hanno avuto occasione di incrociarsi: ne è nata una proficua collaborazione e recentemente, in occasione della ricorrenza dei trent’anni di attività degli Incognito, Mario Biondi ha preso parte alla realizzazione dell’album “Transatlantic RPM” ed e stato ospite di una serie di concerti di questi ultimi e con la cantante Chaka Khan.
La prossima eccezionale occasione di ascoltare gli Incognito, con ospite d’onore Mario Biondi, è offerta, il 19 settembre all’Anfiteatro Romano di Avella, per la serata d’apertura del XVII edizione del Pomigliano Jazz Festival.
Maurizio Spennato – Sound Contest music magazine


