Richard Galliano: tradizione, attualita’ e classicismo
Come per Astor Piazzolla verrà un giorno in cui si dovrà certamente parlare di un corso “dopo” Richard Galliano.
Ad accomunare il gigante argentino e il maestro francese (nato a Cannes il 12 dicembre 1950) non sono solo le origini italiane ma anche e soprattutto la rivoluzione estetica che entrambi hanno saputo innescare tramite il bandoneon e la fisarmonica.
Straordinario strumento d’alta ingegneria artigianale (che come il violino ha sempre avuto proprio in Italia i suoi più qualificati laboratori e centri di produzione), la fisarmonica (o accordion) unisce la completezza ritmica e armonica di un piano e di un organo alle gradazioni timbriche di un ottone o di un’ancia.
In pratica è la sintesi compatta più vicina all’ampiezza e al volume di un suono orchestrale.
Apparentemente marginale nell’ambito del jazz, la sua fortuna e rilevanza sono state invece costanti tanto nella musica sacra e classica quanto in quella tradizional-popolare.
Tali generi, stili e influenze sono ampiamente evidenti e rintracciabili nel sistema musicale di Richard Galliano, abile nel riallacciarsi a tradizioni e strutture espressive quanto mai eterogenee lungo un fecondo ed eclettico percorso artistico che l’ha visto al fianco di stelle del canto (Juliette Greco, Charles Aznavour, Claude Nougaro) e grandi firme del jazz (tra cui Ron Carter, Chet Baker, Enrico Rava, Charlie Haden, George Mraz, Al Foster, Birèli Lagrène, Paolo Fresu, Martial Solal, Miroslav Vitous, Trilok Gurtu, Jan Garbarek, Aldo Romano, Gary Burton, Michel Petrucciani, Michel Portal, Eddie Louiss, Dick Annegarn e Toots Thielemans).
Lì dove l’insuperabile maestro, amico e mentore Piazzolla ha rotto argini e barriere, violando e scardinando il rigido formalismo del tango per dargli una lucentezza e una flessibilità a dir poco esplosive nel tango nuevo, Galliano ha ridisposto quel linguaggio e quella lezione su una scala culturale e musicale ancor più ricca, complessa e articolata.
Ineccepibile sul piano tecnico e strumentale, su quello estetico ed espressivo la progettualità e la visione del fisarmonicista e bandoneista francese sbaragliano la concorrenza (di ieri e di oggi) per la sostanza e la qualità di un discorso musicale solidamente e originalmente “globale”, in grado di svilupparsi in senso verticale e orizzontale lungo tutta la storia, sia dello strumento che della musica tutta.
Riportata in auge la fisarmonica in Francia dalla metà degli anni Ottanta e sdoganata-brevettata (su invito-suggerimento dello stesso Piazzolla) nei primi Novanta la new musette, in tempi più recenti quella di Galliano è una missione più personale e autonoma, un discorso che, divincolatosi con coraggio dal giogo di una produzione strettamente jazzistica (vedi il divorzio dalla Dreyfus Jazz), coniuga filologia e ricerca nella corposa storia e tradizione internazionale della fisarmonica con un rinnovato amore per la forma-canzone (l’album dal vivo con il quintetto di Wynton Marsalis “From Billie Holiday To Edith Piaf” del 2009) e la perfezione del rigore e della creatività classico-accademica (l’ultimo e formidabile “Bach”, registrato lo scorso anno per il prestigioso marchio della Deutsche Grammophon).
Presa e intesa come l’abbiamo appena descritta, l’attuale fase artistica di Galliano sembrerebbe contrassegnata da elementi e influenze di marcata “retroguardia”. Assolutamente falso, poichè spesso per grandi interpreti come Galliano “non c’è nulla di più nuovo che il ritornare all’antico”, ossia l’assumere come scopo principale quello di riattualizzare e riportare in superficie la validità perenne e l’incredibile freschezza di forme, linguaggi e figure (siano esse popolarmente illustri o di nicchia) del passato.
Da qui la sempre più frequente citazione di modelli e valenti pionieri della fisarmonica quali Art Van Damme, Gus Viseur, Louis Richardet, Emile Carrara, Charley Bazin, il nostro Gorni Kramer, Tommy Gumina, Adamo Volpi, Ernie Felice, Dominguinhos, Marcel Azzola e compagnia cantando, senza dimenticare la sua forte passione e ammirazione per nomi francesi della colta contemporanea quali Ravel, Debussy, Satie e Poulenc.
Al di là di un formidabile virtuosismo strumentale, la forza e il segreto del successo internazionale di Richard Galliano risiedono, più che altro, in un duplice fattore “popolare”.
In primo luogo, nell’intrinseca essenza “popolare” e tradizionale della fisarmonica come del bandonèon o della concertina (tre tipi di mantice ad ancia libera padroneggiati dal francese con eguale maestria), strumenti fortemente legati a un’immaginario folclorico di strada e di viaggio, a vissuti e mondi sonori “nomadi” e “migranti”.
In secondo luogo, nelle sintassi e nelle radici “popular-folk” di generi e stili musicali quali il blues, il country, il tango, la valse musette, la java, il liscio, il forrò, il klezmer, la polka, lo zydeco, il cajun, il merengue, la tarantella, la milonga, la musica celtica e tzigana, il nortenõ, il rebetiko, la cumbia, la doina, ecc.
Tutte forme musicali estremamente accattivanti, coinvolgenti (in chiave emotivamente triste o euforica), danzabili e canticchiabili, contrassegnate da forti accenti ritmici e ricche sfumature melodiche.
Dal lungo connubio con il jazz e dalla collaborazione con molti dei suoi più autorevoli interpreti, Richard Galliano ha ricavato non solo l’originalità di un metodo per la fisarmonica (didatticamente messo a punto e brevettato con il supporto del padre Lucien, fisarmonicista anch’egli) ma anche soprattutto la singolarità di un suono modellato sulla più ampia libertà di scelta e ispirazione, più precisamente uno swing che discende dal bebop di Charlie Parker e dall’hard bop di Clifford Brown e che si tramuta in poetico camerismo sulle orme delle magiche ballad di Bill Evans.
Motivi fusi o contaminati con la sensualità irresistibile del nuevo tango piazzollano, con l’ardore del forrò brasiliano, con la visceralità della musette francese o di una danza tzigana, con la leggiadra eleganza del valzer viennese o con la passionalità dell’opera lirica italiana.
Sarà pertanto un’esperienza tutta da vivere, gustare e scoprire quella che mercoledì sera 7 settembre 2011, nella suggestiva ed esclusiva scenografia delle Basiliche paleocristiane e medievali di Cimitile, vedrà Richard Galliano unirsi quale ospite d’onore e solista d’eccezione all’Orchestra Napoletana di Jazz e al cantante Raiz sotto la direzione del Maestro Mario Raja.
Un progetto esclusivo e originale che inaugurerà la XVI edizione Pomigliano Jazz Festival, all’insegna di un ponte musicale e culturale tra la ricca tradizione partenopea mediterranea di Napoli e quella sudamericana di Buenos Aires, passando anche per qualche nuovo classico nato lungo la Senna o all’ombra della Torre Eiffel.
Un appuntamento pensato come omaggio-tributo al genio musicale del grande Astor Piazzolla ma anche come vetrina ideale per consentire al suo più legittimo erede di combinare il proverbiale “french touch” della sua fisarmonica e del suo bandonèon con la classe dei migliori solisti della scena jazzistica campana e italiana.
A cura di Olindo Fortino – Sound Contest Music Magazine


