News

Musica Jazz intervista Mario Raja

Pubblichiamo l’intervista a Mario Raja proposta da Musica Jazz in occasione della sedicesima edizione di Pomigliano Jazz Festival.

E’ un miscuglio strano, però molto affascinante, quello che quest’anno inaugurerà  la XVI edizione del Pomigliano jazz festival. Il primo concerto si terrà  il 7 settembre alle Basiliche Paleocristiane di Cimitile e avrà  come protagonista l’Orchestra Napoletana di Jazz con ospiti Raiz e Richard Galliano, in un viaggio che unisce Napoli e Buenos Aires, con particolare dedica ad Astor Piazzolla. Il festival, che poi proseguirà  fino all’11 settembre a Pomigliano e Ottaviano, ci dà  lo spunto per una chiacchierata con Mario Raja, direttore dell’orchestra.

In che occasione nasce l’orchestra e con quale intento è stata creata?
L’orchestra e’ nata nel 2005 per iniziativa di Onofrio Piccolo, direttore artistico del Festival Pomigliano Jazz e del Circuito dei Festival della Provincia di Napoli nonché di un gruppo di musicisti napoletani con l’intenzione di radunare i solisti più rappresentativi della zona e di diventare una specie di rappresentante musicale dei Festival di Jazz della provincia. Nel 2007 sono stato chiamato a dirigerla. Sono napoletano di nascita e ho accolto l’invito con entusiasmo. Devo dire che ho trovato subito una eccellente intesa con Onofrio, con cui abbiamo sempre discusso assieme le strategie e la direzione musicale. Lui e’ un vero “produttore”, con idee originali e coraggiose, ma anche con una sensibilità  e un rispetto per i musicisti uniche.

Gode di fondi o sussidi pubblici?
All’inizio sì. Esisteva un finanziamento della Provincia di Napoli che sosteneva il circuito di tutti i festival napoletani. Poi come sempre piu’ spesso accade in questo paese il finanziamento e’ stato sospeso. Adesso andiamo avanti con le nostre forze.

Con che frequenza i componenti si incontrano e lavorano?
Nei primi tre anni notevole, per essere un’orchestra di questo livello. Abbiamo suonato in tutti i Festival campani, a Londra e all’Auditorium di Roma per il Roma Jazz Festival. E ci siamo visti molto per provare e trovare un suono d’insieme. Adesso suoniamo un po’ meno, ma stiamo comunque lavorando sulla musica, preparando un disco e nuove collaborazioni come quella con Richard Galliano.

Su quale tipo di repertorio ha lavorato?
L’idea e’ stata da subito quella di mettere insieme vari aspetti della musica napoletana, dalle composizioni originali dei componenti dell’orchestra alla canzone d’autore. Ci sono brani di Zurzolo, Sannini, Vigorito e qualcosa di mio. Ma anche classici napoletani di ieri e di oggi, dalla canzone d’autore dell’ottocento ai pezzi di Pino Daniele. Dato che arrangio la quasi totalità  del repertorio cerco di dare al tutto un suono riconoscibile. Abbiamo un repertorio di quasi quaranta pezzi, con anche vari standard di jazz, ma anche questi suonano piuttosto mediterranei!

Quale il legame con la tradizione musicale napoletana?
A casa mio padre ascoltava sempre la musica napoletana, soprattutto Roberto Murolo. Sono praticamente cresciuto con questo suono nelle orecchie. Poi ho scoperto Duke Ellington e me ne sono completamente dimenticato. Lavorare con questa orchestra e’ stata un’occasione per ritrovare quel suono. La tradizione musicale napoletana è una delle più forti del mondo. I musicisti dell’orchestra (da Salvatore Tranchini a Giulio Martino, da Roberto Schiano a Enzo Nini) pur essendo dei jazzisti di grande livello perfettamente a loro agio con la tradizione americana sentono il legame con la musica di Napoli naturale e fortissimo. E il suono che esce dai loro strumenti ne e’ sicuramente imbevuto.

Quali sono gli ospiti che si sono esibiti con l’orchestra?
Abbiamo collaborato da subito con Don Moye, che ho scoperto con sorpresa essere una specie di cittadino onorario di Pomigliano d’Arco. Poi col percussionista Capone specializzato nell’usare strumenti “riciclati”. Abbiamo suonato con Franco Cerri, Mauro Negri, Alice Ricciardi, Martux. Abbiamo suonato coi grandi Randy Weston, Joe Lovano e Arto Lindsay con cui abbiamo preparato dei programmi originali mescolando la nostra musica con le loro composizioni. Abbiamo poi lavorato dall’inizio coi cantanti napoletani Meg, Maria Pia de Vito e Raiz. E con Raiz è nato un rapporto così forte che è diventato di fatto un’ospite fisso e un po’ la voce dell’orchestra.

Come nasce la collaborazione con Richard Galliano?
Come sempre è stata un’idea di Onofrio Piccolo, che nonostante sia l’uomo più indaffarato d’Italia trova sempre il tempo di dedicare le sue energie creative all’Orchestra. Credo che sarà  un’idea vincente: Galliano è di origini italiane, adora l’Italia e ha una sensibiltà perfetta per le melodie mediterranee.

Perchè Piazzolla? Quali sono i suoi aspetti musicali ancora non molto esplorati?
Piazzolla è stato un grandissimo musicista particolarmente sfortunato. In vita non ha mai avuto i riconoscimenti che meritava e faticava a far circolare la sua musica. Dopo la morte sembra che tutti si siano accorti di lui, oggi la sua musica e’ suonata moltissimo, ma il più delle volte storpiata e strapazzata. Richard Galliano è stato suo amico ed è sicuramente uno dei suoi migliori interpreti. Affronteremo qualche pagina meno conosciuta come Michelangelo 70 e Lo Que Vendra e qualcosa di notissimo come Oblivion. Ma ancora una volta cercheremo di rileggere il tutto con un suono originale.

autore intervista: red
fonte: musicajazz.it

Video relativi al Circuito Jazz Festival Provincia di Napoli:

 

Share Button