Guida all’ascolto di Stefano Di Battista
Consacrato come uno dei massimi talenti del jazz nostrano, Stefano Di Battista si avvicina a questo universo musicale attraverso due incontri decisivi: l’ascolto di Art Pepper (“…immediatamente volevo suonare in quel modo…fu l’inizio della mia passione”) e l’alto sassofonista Massimo Urbani, che diventerà il suo mentore (“…lui era un mostro, suonava senza conoscere cosa venisse dopo. Istintivamente…”).
Comincia a studiare il sassofono all’età di 13 anni; si iscrive al conservatorio, dove si diploma con il massimo dei voti all’età di 21 anni.
Nel 1992 il pianista Jean-Pierre Como invita Di Battista ad esibirsi a Parigi. La Francia diventerà la seconda patria del sassofonista romano, e l’incontro con il batterista Aldo Romano segnerà una svolta nella sua carriera.
Da quel momento in poi, Stefano fa la spola tra Roma e Parigi, moltiplicando le sue esibizioni dal vivo.
Nel 1994, grazie al musicista Laurent Cugny, entra a far parte della prestigiosa ONJ (Orchestre National de Jazz).
Pilastro dei vari gruppi di Aldo Romano (con il quale registra i due dischi Prosodie e Intervista), entra a far parte del sestetto di Michel Petrucciani. In questo periodo Di Battista si stabilisce nella “ville lumière”, dove oltre ai suoi impegni stabili, suona con musicisti di passaggio come Jimmy Cobb, Nat Adderly, Walter Brooker.
Nel 1997 comincia a delinearsi la personalità musicale e lo stile del musicista “francese di adozione”: l’incisione del primo album a suo nome: Volare, per la prestigiosa etichetta Label Bleu.
Il quintetto è composto da Flavio Boltro alla tromba, Eric Legnini al pianoforte, Benjamin Henocq alla batteria e Rosario Bonaccorso al contrabbasso.
Nel 1998 arriva il primo ingaggio per la storica Blue Note, con l’LP A prima vista, accompagnato dalla stessa formazione di musicisti, che poi diventerà il suo gruppo stabile di riferimento.
Nel 2000, dopo l’incontro con il grandissimo Elvin Jones (storico batterista di John Coltrane), Di Battista incide, sempre per la Blue Note, un disco che porterà il suo nome, affiancato da Jones alla batteria, Jacky Terrasson al piano e Rosario Bonaccorso al contrabbasso.
I brani sono tutti di Di Battista, tranne “Song for Flavia” composto da Rosario Bonaccorso, e “Chicago 1987” e “Little Red Ribbon” composti da Jacky Terrasson. Alle composizioni “Elvin’s Song” e “Your Romance”, in cui la melodia assume un ruolo centrale, seguono i brani “Nico’s Dream” e “Adderley”, dove il sassofono acquista reminiscenze della musica di Kenny Garrett. “Johnny’s Time” è un chiaro omaggio all’alto sassofonista Johnny Hodges.
Il disco, oltre ad ottenere diversi riconoscimenti da parte della critica internazionale, consegue il prestigioso premio francese Telerama, classificandosi al primo posto nelle classifiche europee come disco più venduto.
In un’intervista al giornalista Giancarlo Lucariello, Di Battista si esprimeva in questi termini circa il suo lavoro di composizione: “…c’è stato un momento in cui ho scoperto la voglia di scrivere la mia musica: mi divertiva, mi completava. Comporre mi ha permesso di mettermi in contatto con gli altri aspetti del mio essere musicista. Consiglio a tutti coloro che suonano uno strumento di provare a scrivere: si possono conoscere potenzialità impensate del proprio strumento. Quando crei, pensi ad un determinato suono, ma nel momento in cui lo esegui ti puoi accorgere che è tutto diverso. Comporre è un po’ come fare autoanalisi: capisci se ti conosci davvero”.
Nel 2002 viene pubblicato il nuovo lavoro discografico del sassofonista: Round About Roma, un tributo alla propria città. Al quartetto stabile si aggiunge un’orchestra di 43 elementi.
Gli arrangiamenti sono firmati da Vince Mendoza, collaboratore tra gli altri di Bjork e Joni Mitchell.
Del 2004 è poi Parker’s mood, il primo disco pubblicato in ordine di tempo, nell’anno – il 2005 – del cinquantesimo anniversario della morte di Bird. Di Battista ha tutte le carte in regola: tecnica scintillante capace di guidare una sezione ritmica strepitosa, rispetto della tradizione che si fa presente e si proietta al futuro. Al piano Kenny Baron, tra i migliori pianisti post-bop, il fidatissimo Rosario Bonaccorso al contrabbasso, e Herlin Riley (con trascorse esperienze al fianco di Wynton Marsalis) alla batteria. In quattro brani compare anche il trombettista Flavio Boltro.
Il risultato è di notevole livello: i dieci temi di Charlie Parker (accanto a quelli famosissimi, notevole l’idea di reinterpretare “Congo Blues”) dimostrano tutta la loro valenza, oltre qualsiasi moda e indirizzo stilistico, autentico banco di prova per ogni jazzista degno di questo nome.
Questo è quello che Di Battista pensa di Parker: “Charlie Parker è stato il più grande alto-sassofonista poiché è stato il più comunicativo. La musica di Dizzy Gillespie e Charlie Parker ti lascia scoprire diverse cose, anche oggi, cose di te stesso. Quando lo ascolto, anche in una sola nota, ascolto il suono di molte persone che parlano insieme. È come se lui rappresentasse una nazione di afroamericani che hanno qualcosa da dire”.
Nel 2007 esce il quinto lavoro pubblicato dall’etichetta Blue Note: Trouble Shootin’. Qui Di Battista, sempre in veste di leader, suona sia il sassofono soprano sia quello contraltro e compone quasi tutti i brani dell’LP. Brani sicuramente influenzati dai giganti del passato, su tutti Duke Ellington e Cannonball Adderley, mai però scontati o con la sensazione del “già ascoltato”.
La creatività del musicista romano si esprime principalmente nei brani “Under Her Spell” e “Alexanderplatz Blues”, in onore di uno dei club jazz più cari al sassofonista. Sono tre poi i brani scritti da altri autori: omaggi a Bobby Timmons, Kenny Burrell e Horace Silver.
L’hard bop ed il blues si intrecciano, in linea anche con la scelta stilistica di voler sostituire il pianoforte con l’organo Hammond B3. A supportare il sassofono del leader quattro “acrobati” del suono: Fabrizio Bosso alla tromba, Baptiste Trotignon all’Hammond, Russell Malone alla chitarra e Eric Harland alla batteria. Il disco viene impreziosito dalla presenza del flautista Nicola Stilo (nel brano “The Serpent’s Charm”) e del pianista Eric Legnini (nella brano di apertura “I Will Love You”).
Risale al 2011 l’ultimo disco a nome di Di Battista: si tratta del disco Woman’s Land. Il progetto realizzato per l’etichetta Alice Records, e ideato con il giornalista e critico musicale Gino Castaldo, nasce da un profondo desiderio di raccontare e musicare la figura femminile del passato millennio. Tutti i brani presentati sono dedicati a donne meravigliose, coraggiose, della letteratura, del cinema, della musica, della scienza.
Dodici brani tutti originali, prodotti, composti e arrangiati da Di Battista. Ogni brano ha una sua “musa ispiratrice”: da Rita Levi Montalicini, ad Ella Fitzgerald, passando per l’ominide preistorico di sesso femminile ritrovato in Etiopia nel 1974, che gli scopritori chiamarono Lucy in onore alla canzone dei Beatles “Lucy in the Sky for Diamonds”, per Molly Bloom, protagonista dell’Ulisse di Joyce, per la romanissima attrice Anna Magnani e per altre “grandi donne” che non sveliamo.
Nel brano che da il titolo al disco “Woman’s Land”, si ascolta la voce della poetessa Alda Merini. Le storie sono accomunate da un sottile filo conduttore che esalta l’anticonformismo dei vari personaggi.
La formazione del disco è di primissimo livello: il batterista americano Jeff Ballard, il chitarrista Jonathan Kreisberg astro nascente della scena musicale newyorkese, Francesco Puglisi al contrabbasso Roberto Tarenzi e Julian Oliver Mazzariello al pianoforte. Vi sono poi due guest star: il trombettista Fabrizio Bosso, presente nei brani “Josephine Baker” e “Madame Lily Devalier”, e lo straordinario cantautore brasiliano Ivan Lins che canta nel brano “Rita Levi”.
Oltre ai lavori come leader, Stefano Di Battista vanta numerosissime partecipazioni in progetti di altri musicisti.
Nel 2005 partecipa al Festival di San Remo insieme alla moglie Nicky Nicolai con il brano “Che mistero è l’amore”, conquistando il 4º posto.
Insieme allo Stefano Di Battista Jazz Quartet è stato componente dell’orchestra del programma televisivo “Il senso della vita”.
Ha composto le musiche di vari spettacoli teatrali; nel 2010 gli viene proposto dall’attore Enrico Brignano di comporre le musiche per il suo spettacolo teatrale “Rugantino”.
Per l’edizione 2014 del Pomigliano Jazz Festival, Stefano Di Battista presenterà un concerto con al centro la sua ultima produzione discografica Woman’s Land, accompagno dai musicisti: Andrea Rea al pianoforte, Daniele Sorrentino al contrabasso e Marcello Di Leonardo alla batteria.
Appuntamento assolutamente da non perdere sabato 19 luglio alle ore 22.
Discografia
1996 Live au Parc Floral Vol 3 /Parc Floral
1997 Volare /Label Bleu
1998 A Prima vista /Blue Note
2000 Stefano Di Battista /Blue Note
2002 Round About Roma /Blue Note
2004 Parker’s Mood /Blue Note
2007 Trouble Shootin’ /Blue Note
2011 Woman’s Land /Alice Records
Guida all’ascolto a cura di Angelo Sciaudone – Sound Contest
STEFANO DI BATTISTA quartet
sabato 19 luglio 2014, ore 23
Parco delle Acque – Pomigliano d’Arco (NA)
Ingresso gratuito





