Life-Size-Acts
Life-Size-Acts si fa largo tra Lavori Musicali, corpo di miei lavori precedenti, per delineare un nuovo livello di elaborazione “monumentale” che fa base nella fotografia come nella musica, specificatamente in quella improvvisata, meglio in musicisti, spesso di qualità “radicale”, che sono stati chiamati a contribuire al progetto mettendo a disposizione il proprio essere e i loro strumenti.
Life Size prende le misure di un certo tipo di musica attraverso artisti originali, straordinari, capitali, che non tutti (proprio tutti) conoscono, anche se hanno una storia lunga e importante. Prende loro le misure, ritraendoli, per esporli “anima e corpo”, tanto per perpetuare miti ed equivoci dall’indubbio fascino letterario.
Nel 2001, invitato a Berlino dal Total Music Meeting per una mostra, Diario dal Sud/Tagebuch des Südens, ho avuto anche il privilegio di utilizzare per tre giorni uno studio di posa allestito nel Podewil. Lì ho invitato tutti i musicisti in programma e anche qualcuno extra, ad improvvisare brevi sessions. Le fotografie realizzate sono nate per costruire ritratti singoli o intrecciati a comporre un gruppo che potessero essere poi esposti a grandezza naturale. Ho pensato a composizioni che comprendessero figura e particolare/i in relazione tra loro.
Ho inteso l’artista giocare con l’autore e, secondo la familiarità, o indipendentemente da essa, concedere, proporre, sollecitare, indicare, condividere, creare, con frammenti di performance visuale, questa svolgendosi sullo stesso livello di una performance sul palcoscenico e divenendone il suo prolungamento. Non un back stage ma veri e propri atti autonomi intrisi del loro fare musica. Nella elaborazione delle composizioni visuali per la mostra, nuove figure e incroci sonori sono ri-creati; le figure, isolate, scomposte e ricomposte formano una compagine variabile condannata dal loro virtuale e casuale assemblarsi a suggerire combinazioni e piani sonori sempre diversi. Life-Size-Acts vuole ricostruire e riproporre il corpo, l’effigie, il suono, dei diversi artisti, sottolineandone tratti di rilievo con dettagli, appositamente inquadrati all’origine o con particolari del soggetto o degli oggetti, particolari dell’opera.
Entrano nella installazione ingrandimenti su telo pvc, che comprendono, come già detto, le figure dei musicisti in grandezza naturale ed un grande disegno su carta raffigurante l’abbozzo d’ombra di un grande tavolo, che richiama quello sempre presente nel lavoro You Tourned the Tables on Me. Le postazioni video restituiscono filmati di elaborazione del materiale fotografico che interagiscono con quella proposta da Paul D. Miller aka DJ Spooky sulla base di frammenti di musiche prodotte dagli autori che popolano le immagini.
Roberto Masotti
Più di una mostra
Come realizzare dei ritratti di noti esponenti della musica jazz, soprattutto radicale, senza proporre un canone di ripresa tradizionale è un problema di non facile soluzione. Ma è proprio per risolverlo che Roberto Masotti ha iniziato una ricerca volutamente lontana dalla pura documentazione, che pure in ge-nere non manca di fascino, per seguire una strada diversa, più vicina al concetto di installazione e, in ultima analisi, al dinamismo proprio del jazz. “Life-Size-Acts” nasce nel 2001 al Total Music Meeting di Berlino dove Masotti poteva usufruire di una sala posa in cui ri-prendere molti dei musicisti partecipanti alla rassegna. Questo è diventato così il punto di partenza di una nuova ricerca espressiva sulla musica nata come ideale prosecuzione di “You Tourned The Tables On Me”, un lavoro iniziato nel 1975 e concluso sei anni dopo che ritraeva seduti allo stesso tavolino e in set vari i maggiori esponenti della musica di ricerca di quel periodo. Con questo nuovo lavoro Roberto Masotti intende trasformare la staticità della fotografia – la cui natura consiste nel cogliere l’attimo come sintesi del movimento – in un elemento dinamico e per questa ragione fa ricorso a una macchina decisamente insolita come la panoramica così da riprendere i musicisti a figura intera, poi rielabora il ritratto con l’inserimento di particolari (le mani, un gesto, spesso lo strumento) provenienti da altre immagini con un risultato che somiglia molto a una variazione sul tema. In tal modo riesce nell’intento di non ripetere uno schema ma di adattarlo di volta in volta al singolo autore: in questo senso vanno interpretati i cambiamenti dello sfondo – ora uniforme ora attraversato dall’ombra allungata del grande tavolo che poi comparirà anche nell’allestimento in un’autocitazione di “You Tourned” – l’alternarsi delle immagini singole a quelle di gruppo, il passaggio dalla figura ripresa tradizionalmente a quella che viene tagliata, raddoppiata, accostata in dittici seconda la logica di composizioni volutamente libere.
Definire il risultato una mostra fotografica è decisamente riduttivo: proponendo una estetica che gli appartiene da sempre, Roberto Masotti ha infatti creato un allestimento di grande fascino che circonda il visitatore e lo coinvolge emotivamente non solo proponendogli circa venti immagini a grandezza naturale stampate su pvc e i grandi disegni già serviti come sfondo, ma anche due video basati su queste e molte altre fotografie ed una installazione sonora ambientale creata da Dj Spooky utilizzando frammenti sonori di ogni musicista che costituiscono una nuova, suggestiva, composizione.
Roberto Mutti

Roberto Masotti è stato ed è molto legato alla scena tedesca, di Berlino in particolare, come a quella europea in generale. Attratto dalla improvvisazione radicale come dalla musica contemporanea, ha testimoniato la sua partecipazione tramite importanti lavori come il già citato You Tourned The Tables On Me. Durante gli anni Settanta ha soggiornato a più riprese a Berlino per seguire oltre al classico Berliner Jazz Tage l’avventuroso ed esaltante Workshop Freie Musik a suo modo gemello del Total Music Meeting che qui viene fissato e “celebrato” nella sua edizione del 2001. Altre tappe importanti sono le visite ai festival “chiave” di quegli anni: Pisa, Moers, Lovere, la Company Week a Londra.

Dj Spooky, musicista, artista e scrittore newyorchese, ha scritto su The Village Voice, Paper Magazine, The Source. I suoi mix di musiche ed elementi multimediali sono ispirati a Cage ed Afrika Bambaata. Ha collaborato con Xenakis, Sakamoto e Boulez ed è stato alla Biennale del Whitney, alla Biennale a Venezia e alla Kunsthalle di Vienna. Tra i suoi progetti recenti “Unfinished Stories” con il Premio Pulitzer Margo Jefferson e William Forsythe del Frankfurt Ballet ed alcuni saggi tra i quali “Rhythm Science”.
La mostra è stata realizzata da Rest-Art in collaborazione con Pomigliano Jazz. Il montaggio video è stato curato da Gerardo Lamattina. “Life-Size-Acts” è ospitata da Novara Jazz, dal 26/5/2007 al 10/6/2007, presso l’Arengario del Broletto di Novara, e da Pomigliano Jazz Festival, dal 25/6/2007 al 15/7/2007, presso il Museo della Memoria di Pomigliano d’Arco, in piazza Mercato.
“Life-Size-Acts” è dedicata a Derek Bailey, Peter Kowald, Steve Lacy, recentemente scomparsi.


