SIMONA DE ROSA: QUANDO CONTA LA TRADIZIONE
Dal timbro seducente, grondante di colorazioni bluesy, Simona De Rosa è una brillante cantante partenopea e autrice di Waves, il nuovo album edito dall’etichetta Picanto Records. L’incantevole Anfiteatro Romano di Avella sarà la cornice del concerto in cui presenterà la sua nuova fatica discografica.
Quale è la genesi del tuo nuovo disco intitolato Waves?
Avevo in mente di registrare un disco già da un anno. Poi l’incontro fortunato con Daniele Scannapieco e la proposta di una produzione per un cd hanno reso possibile la realizzazione di Waves. Questo è un album che oggi mi rappresenta artisticamente e mette in luce quella che è la mia visione del linguaggio jazz.
Quali criteri hai adottato nella scelta dei musicisti che hanno collaborato alla realizzazione del tuo progetto discografico?
Ho scelto di affidarmi artisticamente a un gigante del jazz italiano come Daniele Scannapieco, che mi accompagna per mano durante ogni concerto. Ci accomuna il feeling, il linguaggio jazz, la passione e il rispetto per la musica. Non da meno, ovviamente, sono gli altri componenti della formazione come Tommaso Scannapieco, al quale è stata affidata la produzione artistica. È stato gratificante e sorprendente, per me, vedere come lui, Michele Di Martino e Luigi Del Prete abbiano sposato ed elaborato le mie idee. Un gruppo che mi ripaga giorno dopo giorno.
Nel cd non ci sono composizioni originali di tua penna. Perché hai pensato di incidere solo standard?
In questo momento storico ho voluto lasciare una firma che rappresenti il mio rapporto con la tradizione jazzistica. La scelta di alcuni standard piuttosto che altri è stata spontanea. Nel disco Waves ho scelto tutti brani che adoro cantare e che consentono di evidenziare le mie sfumature vocali.
Quanto è importante, per te, valorizzare il ricco retaggio del jazz di matrice afroamericana?
Ritengo sia fondamentale acquisire una profonda conoscenza del linguaggio jazz e della tradizione afroamericana. Tutte le arti e le discipline devono essere analizzate storicamente e valorizzate relativamente al periodo storico. Siamo nel 2015 e nella musica esistono contaminazioni di ogni genere. Si rischia, però, di snaturare la “verità”. Sia ben chiaro, non sono assolutamente contraria alle forme di contaminazione, ma per me è necessario rispettare la tradizione, in qualsiasi contesto. Valorizzare il patrimonio jazzistico è un’operazione ardua e ambiziosa. Spero di aver omaggiato i grandi in modo coscienzioso.
In Waves sono evidenti diverse sfumature che ammiccano al latin jazz e al funk. Che rapporto hai con questi due generi musicali?
Ascolto diversi generi di musica. Il latin jazz e il funk sono per me una forma parallela di espressione artistica e vocale. Trattandosi di un disco jazz ho cercato volutamente di stabilizzarmi in un contesto strettamente jazzistico, decidendo tuttavia di utilizzare linguaggi differenti negli arrangiamenti degli standard.
C’è un brano dell’album particolarmente significativo per te?
Ho scelto brani diversi tra loro per l’arrangiamento e per il significato intrinseco del testo. Non posso dire che Historia de un amor sia più emozionante di Vanity o di I only have eyes for you. Li amo tutti allo stesso modo.
Qual è lo standard jazz al quale non rinunceresti mai?
Forse, per rispetto della tradizione, direi Body and Soul, un autentico “must” per interpretazione e linguaggio.
Sei ospite del Pomigliano Jazz in Campania 2015. Un’esperienza importante nel contesto di una kermesse prestigiosa. Che effetto fa esibirsi in un festival di rilievo dove presenterai la tua nuova creatura discografica?
Il Pomigliano Jazz Festival è un’istituzione in Italia, quasi una tappa obbligatoria per l’affermazione artistica di ogni giovane musicista. Ricordo che mio fratello Dario mi portò per la prima volta al Pomigliano Jazz Festival quando avevo poco più di 18 anni. Quell’anno vidi un concerto di Maria Pia De Vito. Iniziai a sognare e a costruire il mio percorso artistico. Presentare Waves, con la mia formazione, rappresenta un motivo di orgoglio e una motivazione in più per accrescere notevolmente il mio bagaglio culturale.
Intervista a cura di Stefano Dentice – SoundContest – Musica e altri linguaggi
Domenica 13 settembre 2015 ore 20.30
Anfiteatro Romano – Avella (AV)
In apertura del concerto di Goran Bregovic
Platea 25 euro – Gradinata 15 euro
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