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TBHT the black hole theory

TBHT the black hole theory

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Un workshop ideato per esplorare il senso del Rymden e con esso due o tre cosucce che con la storia dell’arte c’entrano parecchio. Il workshop è gratuito per tutti i possessori del biglietto del concerto dell’8 settembre al Muese Emblema di Terzigno. Rymden è il nome che si sono dati Bugge Wasseltoft, Dan Berglund e Magnus Öström, il trio scandinavo che si esibirà al Museo Emblema in occasione del Pomigliano Jazz Festival 2019 e che ha ispirato il primo laboratorio annuale del MEDD, il nostro dipartimento didattico. Rymden è una parola che in lingua norvegese indica lo Spazio. Un concetto assai lato di spazio, che comprende quello fisico, siderale e addirittura la stessa idea di universo cosmico.

CORSA ALLO SPAZIO
Quando uno pensa allo spazio s’immagina sempre una cosa grande e scura con tanti puntini luminosi. Tante lucine che però, per quante siano, non riescono mai ad illuminare decentemente quella che -per alcuni- è la sconfinata stanza di Dio. Strano a dirsi, ma la pittura per secoli ha funzionato proprio così. Prima dell’avvento della luce elettrica, come si guardavano i quadri appesi alle pareti e i grandi affreschi murari? Con fonti di luci minime, spesso tremolanti e fioche. Lampade e candele che se da un lato negavano una visione chiara, dall’altra accrescevano l’effetto drammatico dei chiaroscuri, l’emozione della scoperta di forme e colori. Faremo questo. Visiteremo una mostra al buio. Muniti di piccole luci che ci permetteranno di esplorare la pittura per frammenti. Una visita fatta per chiedere ai nostri occhi di vedere… e non solo di guardarsi intorno.

LE REGOLE DELL’ATTRAZIONE
Disse un tizio 50 anni fa: “Un piccolo passo per un buco nero è un grande balzo per una mela matura”. Si, okay. La frase non suonava proprio così. Ma tra le mele cadute di Isaac Newton e la fame di mondi dei  buchi neri un legame, in fondo, c’è. E’ la forza di attrazione: la gravità. Cioè quel rapporto tra la massa fisica di un corpo e la capacità di chiamare a sé qualcosa, modificandone il moto. E se le opere d’arte avessero una loro personale forza di gravità? Riusciremmo a misurarla? Ha delle regole? E se il nostro muoverci nello spazio del museo seguisse orbite tutto sommato matematiche, come matematico è l’ingranaggio dei corpi celesti?

IL PRIMO UOMO SULLA LUNA
Il tizio di 50 anni fa era, ovviamente, Neil Armstrong. Ora già fare di cognome Armstrong se si tratta di Jazz è un bel vantaggio. Ma Il primo uomo che ha messo piede sulla luna può tornare utile anche se dobbiamo parlare di come potremmo inventare insieme una teoria astrofisica della bellezza. Quando entriamo in un museo: mettiamo caso sia uno di quelli grandi, che ci metti una intera giornata a vederlo tutto, come programmiamo il nostro viaggio tra le opere d’arte e le sale espositive? Abbiamo un piano? Ce lo creiamo strada facendo? Quali meccanismi mentali ed emotivi attiviamo quando veniamo chiamati ad esplorare quella luna affascinante, potente e maliziosa che è la bellezza?

8 Settembre | Terzigno, Museo Emblema | ore 20.00

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