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INTERVISTA A STEVE COLEMAN

Dopo due settimane di vane e incerte sollecitazioni, ecco che nella casella email del sottoscritto arrivano, inaspettate e in extremis, le risposte di Steve Coleman alle domande di questa breve intervista. Disseminati qua e là troverete la dura sincerità e il pungente sarcasmo tipici del personaggio. Impegnato com’è di recente, di interviste Coleman ne concede pochissime, e anzi preferisce spesso che a fargliele siano stimati colleghi musicisti, perciò buona lettura!

Steve, che significato dai alla musica creativa e all’improvvisazione?
Per me la musica è un linguaggio e le finalità di un linguaggio sono quelle di esprimere idee, di qualsiasi tipo. La “composizione spontanea”, termine che preferisco a improvvisazione, rappresenta una componente molto importante della mia musica, ma se ci rifletti anche noi componiamo in modo spontaneo mentre parliamo. Perciò trovo che le due cose siano molto simili: parlare e comporre musica in modo spontaneo.

Quanto importante è il ruolo del ritmo nella tua musica?
Naturalmente il ritmo è un’altra parte fondamentale della musica e non esiste cosa come la musica o qualsiasi altro aspetto della vita che non abbia ritmo. Ritmo significa movimento e ovunque c’è sempre movimento.

Vorresti provare a spiegare in modo chiaro quali situazioni e concetti sono alla base dell’M-Base? Ritieni che il movimento sia cresciuto e che oggi abbia abbracciato più campi di applicazione rispetto al passato?
Non mi piace più pensare molto alla parola “M-Base” e ho risposto a questa domanda così tante volte che per levarmela di torno sono stato costretto a scrivere una risposta approfondita e dettagliata sul mio sito ufficiale. Perciò se la desideri puoi andare al link dell’argomento e leggerla. Poi non sono certo di aver capito cosa vuoi intendere con “abbracciato più campi di applicazione”, perché io non faccio musica per far capire meglio alla gente termini come “M-Base”.

Quanto hanno inciso sulla tua musica e suoi tuoi programmi gli ultimi prestigiosi riconoscimenti e finaziamenti ricevuti da parte del MacArthur Fellowship, del Guggenheim Fellowship e del Doris Duke Impact?
Per quanto riguarda la musica non ci sono stati effetti di alcun tipo. Nessun premio o riconoscimento ha mai creato buona musica. Se la voglio me la devo ancora inventare e suonare da solo. I premi e le donazioni mi hanno solo dato più spazio e possibilità di fare le cose che penso. Mi hanno permesso di pagare meglio i musicisti e realizzare più progetti, talvolta progetti davvero ingenti e costosi. Per esempio, la registrazione di “Synovial Joints” è stata resa possibile dalla borsa di studio della Fondazione Guggenheim ed è stato il motivo principale per cui ho deciso di candidarmi e concorrere. Tutti gli altri (MacArthur Fellowship, Doris Duke Impact Award e Doris Duke Artist Award) erano premi e finanziamenti dove il regolamento per fare domanda non combaciava con gli intenti del progetto, e per di più non ero neanche certo di poterli ricevere. Comunque sento che devo lavorare e impegnarmi ancora di più, perché quando a qualcuno capita di riceve quel premio o quel riconoscimento sembra poi che la sua musica si fermi o resti a stagnare.

Quali elementi di continuità e di contatto ci sono tra “Functional Arrhythmias” e l’ultimo “Synovial Joints”? Inoltre, cosa c’è di affine e speculare tra il corpo umano, la mente e la natura?
Tutta la mia opera è interconnessa, soprattutto lì dove certi lavori si trovano ad essere a poca distanza di tempo l’uno dall’altro. Naturalmente il principale legame ed elemento di continuità tra loro sono “io”. In modo specifico queste ultime due registrazioni condividono molte idee, poiché durante la loro gestazione stavo creando musica sulla base di alcune mie ricerce e indagini sulle funzioni del corpo umano. Della Natura (se il mio termine combacia con quello che hai usato) ogni cosa è spettacolare, e dato che ne fanno parte, gli esseri umani lo sono altrettanto. La Natura è la mia principale fonte d’ispirazione, sia della mia vita che della mia musica.

Nel concerto che farai al Pomigliano Jazz Festival proporrai un repertorio che attinge da entrambi questi lavori o dovremo aspettarci qualcosa di nuovo e assolutamente diverso?
Non m’interessa fare concerti per promuovere i lavori pubblicati, suono per lo più qualsiasi cosa possa venirmi in mente in quel dato momento. Comunque potrebbero saltar fuori cose che provengono dalle creazioni più recenti come pure altre cose che non sono presenti e documentate da nessuna parte, brani che saranno creati al momento durante la nostra performance al festival di Pomigliano. Perciò sì, potrete sempre aspettarvi qualcosa di completamente nuovo.

So che ami considerare i Five Elements come un particolare laboratorio creativo. All’interno del gruppo concedi degli spazi e dai anche agli altri la possibilità di contribuire con le loro idee oppure preferisci gestire la musica e il gruppo secondo una tua propria concezione e visione.
Non sono proprio sicuro d’aver colto bene il significato della tua domanda. Comunque posso dirti che i contributi da parte degli altri ci sono, e sono anche molto importanti. Non suono certo da solo. Il gruppo muta e cambia di continuo sulla base del tipo di composizioni e delle persone che le eseguono. Non suono la tromba, la batteria e il basso o altri strumenti, perciò queste cose sono responsabilità di altre persone. Poi non sono neanche sicuro di comprendere cosa tu voglia intendere con “secondo una tua propria concezione e visione”. Molto di ciò che suoniamo e facciamo è composizione spontanea, istantanea, e tutti stanno in realtà componendo mentre suonano. Perciò, come potrebbero mai essere idee solo mie?

Secondo te quali sono i musicisti e gli artisti più interessanti adesso in circolazione?
È una domanda troppo ampia e generale per rispondere in modo esatto e completo. Mi piacciono molte cose che sento in giro, e qualche volta mi colpiscono parti di una cosa e altre parti che però appartengono a un’altra cosa. Citare o estrapolare sono alcuni musicisti sarebbe come dire che tutto ciò che fanno mi piace, il che non è propriamente vero. Tuttavia posso almeno sbilanciarmi su qualcuno e farti i nomi di Craig Taborn, Per Nørgård ed Henry Threadgill.

Quali tipo di viaggi e di esperienze hanno maggiormente arricchito la tua visione della vita e della musica?
Tutti i mie viaggi e tutte le mie esperienze hanno avuto ricadute importanti sulla mia vita e sulla mia musica. Tra i viaggi più interessanti ci sono quelli fatti in Ghana, a Cuba, nel Senegal, in Egitto, in India, Indonesia e in Brasile. Ci sarebbero anche tante esperienze di cui raccontare, ma ascoltare dal vivo la musica di alcuni maestri della composizione spontanea ha sempre avuto un grande impatto su di me. Quelli che più mi hanno colpito sono stati il sassofonista Von Freeman, il trombettista e cornettista Thad Jones, poi Sam Rivers e Doug Hammond. Anche poter conoscere e incontrare un grande maestro europeo della composizione come Per Nørgård si è rivelata una grande e seminale esperienza.

Per concludere. Cosa verrà dopo “Synovial Joints”?
In termini di registrazioni e pubblicazioni ancora non so. Al momento attuale sto lavorando e componendo musica per un gruppo chiamato Steve Coleman and Natal Eclipse, un piccolo ensemble che per adesso vede insieme voce, clarinetto, sassofono coltralto e tenore, tromba, violino, basso e piano. Questo è tutto. Pace!

Intervista a cura di Olindo FortinoSound Contest – Musica e altri linguaggi

Steve Coleman Alto sax
Jonathan Finlayson Tromba
Maria Grand Tenor Tenor sax
David Briant Piano
Anthony Tidd Basso
Sean Rickman Batteria

STEVE COLEMAN AND FIVE ELEMENTS
Mercoledì 2 settembre, ore 20.30
Basiliche Paleocristiane – Cimitile (NA)

posto unico 15 euro

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