PARCO PUBBLICO – “GIOVANNI PAOLO II”

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Dalla XXVI edizione, dopo aver sperimentato con successo la formula itinerante, Pomigliano Jazz recupera anche la centralità di Pomigliano d’Arco – storica sede del festival – dedicando un’apposita sezione, di concerti e iniziative, alla città dalla quale è partito nel 1996 il grande progetto che, anno dopo anno, ha coinvolto migliaia di persone da tutta la Campania nel segno del jazz.

Dopo molti anni di assenza (l’ultima volta nel luglio 2011) Pomigliano Jazz ritorna a proporre le sue attività nel luogo che ha segnato il successo della rassegna nata nel 1996. Il parco che ha ospitato concerti memorabili di jazzisti leggendari: Chick Corea, Charlie Haden, McCoy Tyner, Ahmad Jamal, Stanley Clarke, Jan Garbarek, Roy Hargrove, Art Ensemble of Chicago.

Quest’anno i concerti si terranno nell’Invaso naturale del parco, immerso nel verde, con posti a sedere e pubblico distanziato secondo la normativa anti-Covid.

Pomigliano d’Arco è uno dei principali centri dell’entroterra napoletano, che sorge in una posizione strategica sulla direttrice per Nola. L’antico casale, con un’economia prevalentemente agricola, deve il nome agli archi dell’acquedotto augusteo che attraversava la zona, e nel medioevo era raggruppato intorno ad un antico monastero intitolato alla S. Croce (attuale sede del municipio) e alla chiesa di S. Felice in Pincis (XI secolo). Patria dello scrittore Vittorio Imbriani, che nell’800 ne raccolse gli antichi racconti popolari, nel XX secolo Pomigliano fu interessata da un intenso sviluppo industriale. Nel periodo fascista, con la realizzazione di un aeroporto (distrutto poi dai bombardamenti), vi si insediò la divisione aviazione dell’Alfa Romeo, seguita nel dopoguerra da altri importanti stabilimenti del settore aeronautico e meccanico. Il più importante capitolo industriale della città è legato all’Alfasud, che nel 1972 fu la prima automobile costruita nel Sud Italia. Lo stabilimento, passato poi alla Fiat, fu teatro negli anni ’70 della grande stagione dei movimenti operai, che vide la nascita di storici collettivi, come i “Zezi” e le “Nacchere rosse”, che rinnovarono e rilanciarono le tradizioni musicali e popolari del territorio.

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