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GORAN BREGOVIC: IL VIRUS GITANO DELLA FEBBRE BALCANICA

Non è mai fermo, Goran Bregovic. Il mondo e la strada sono la sua vera casa. La sua carta d’identità è uno spartito musicale macchiato d’alcool e di champagne. Note particolari: follia, allegria e un pizzico di romantica malinconia. Lo intercettiamo rapidamente “al volo”, mentre in aeroporto attende l’imbarco verso il luogo di un altro concerto previsto nel calendario del suo tour europeo. Quattro chiacchiere e qualche curiosità in attesa di vederlo finalmente salire con la Wedding And Funeral Orchestra sul palco dell’Anfiteatro Romano di Avella, domenica 13 settembre alle 20.30, nella serata conclusiva della ventesima edizione del Pomigliano Jazz.

Goran, che tipo di messaggio vuoi lanciare e condividere con il motto che accompagna il tuo progetto “If you don’t go crazy, you are not normal”?
In tanti anni che giro e suono per il mondo mi sono accorto che alla gente piace veramente molto la musica balcanica. Perciò, nei momenti in cui mi sono trovato a ragionare e a riflettere sul perché di questo forte gradimento, ho realizzato che la particolarità di questa musica non risiede solo nella sua diversità, capace di raccogliere tanti stili e influenze. L’altro elemento vincente è l’attitudine mentale da cui nasce e che l’attraversa. Infatti a noi popoli dei Balcani la mera musica non basta mai, ci vuole sempre un po’ di sana follia ed esagerazione. La nostra normalità, il nostro piacere di fare e suonare la musica, include sempre la pazzia. Perciò va da sé che se non diventa “pazza” la musica, per noi, rischia di “non essere normale”.

La tua Wedding And Funeral Orchestra suona più forte e travolgente di una rock band. Cosa rende così speciale questa compagine e i suoi musicisti?
All’inizio chiamavo così la mia orchestra un po’ per gioco. Prima di suonare con me i musicisti suonavano e cantavano ai matrimoni e ai funerali. Una prassi normale dalle nostre parti. Da noi gli specialisti dei funerali, tipo coloro che suonano gli ottoni, sono altrettanto bravi a suonare per i matrimoni. Nei funerali di fede ortodossa dopo le esequie si torna a casa dove si mangia e si beve, suonando la musica preferita del defunto. Allora può succedere che il repertorio sia composto da musica molto allegra e gioiosa, se questa era la prediletta della persona deceduta. Tale bizzarria è dovuta al posto in cui viviamo, lì il ciclo della vita e della morte è vissuto ed avvertito dalla gente in modo molto più accelerato. Penso che la “specialità” della band derivi dal suonare e fare tantissimi concerti. Non sono uno che presenta la propria musica in televisione o su Youtube. Vado, suono e cerco il pubblico per la mia musica. È un lavoro un po’ “old fashion”, per così dire, come si faceva cinquanta o cent’anni fa. Questo è il metodo in cui di solito sviluppo e presento la mia musica. Ora noi suoniamo molto, quasi centocinquanta concerti all’anno, e siamo ancora in piedi perché il divertimento è lo scopo essenziale di questa band, lo spirito che la tiene assieme.

Che programma e repertorio proporrai al pubblico del Pomigliano Jazz Festival?
Faremo diversi pezzi tratti dalle mie colonne sonore per il cinema, qualche brano della mia opera “Carmen con lieto fine”. Ci saranno anche molti brani del mio ultimo disco “Champagne For Gypsies”, polifonie tradizionali bulgare e sicuramente qualche pezzo che farà parte del mio nuovo album.

A proposito del tuo nuovo disco. So che avrà molto a che fare con Sarajevo, la tua città natale…
Sì, si intitolerà “Tre lettere da Sarajevo”. L’idea del disco è partita qualche anno fa, ispirata da una commissione del 2006 in cui realizzai un concerto per violino e due orchestre. L’album è una sorta di concept strutturato sotto forma di tre lettere, una lettera cristiana, una mussulmana e un’altra ebraica, indirizzate ai profeti di quelle religioni che si sono scontrate per secoli in Europa. Le lettere rispecchiano i tre modi fondamentali di suonare il violino, ossia secondo la tradizione classica occidentale, quella klezmer e quella orientale. Sarà anche questo un disco tutto da bere e da ballare. Al momento ho già pronti sette pezzi, spero di finire gli altri entro quest’anno.

Parlando d’attualità, posso sapere la tua opinione riguardo la scottante crisi economica della Grecia nell’Eurozona?
Non so davvero cosa pensare. Comunque il mondo di oggi sembra sempre migliore di com’era cinquant’anni fa. Per fare dei passi in avanti la storia dell’umanità ha sempre dovuto farne altri che hanno causato sofferenza alla gente. È così, non so davvero come spiegarlo. L’Europa è un organismo complicato e molte idee politiche sono anche troppo vecchie. Spero solo che si eviti di far scoppiare un’altra guerra mondiale. Se l’Europa unita servirà ad evitarla sarà già un grande passo avanti.

E riguardo al problema delle migliaia di migranti provenienti dal Medioriente e dall’Africa?
Spero che la prossima volta gli occidentali, qualora decidano di bombardare nuovamente alcuni di quei paesi, pensino alle conseguenze. Se non avessero bombardato la Libia non ci troveremmo adesso con questa tragedia. Tu sai perché l’hanno fatto? No, nessuno lo sa.

Sai che in Italia esiste un partito di destra che intende mettere al bando le comunità rom e zingare, proponendo di sgomberare i loro campi e insediamenti con la forza e le ruspe?
E poi cosa faranno? Li metteranno nei campi di concentramento? È inconcepibile far questo nel XXI secolo. Ora dobbiamo imparare a convivere con la gente che è un po’ diversa. Per fortuna esiste una zona franca rappresentata dall’arte e dalla musica, dove tutti sono disposti a tacere, per comprendere e ascoltare le ragioni degli altri.

Che ricordi hai delle tue esperienze di lavoro nel cinema al fianco di Emir Kusturica? Pensi di dovergli qualcosa in termini di popolarità?
Quando feci con lui il primo film, “Il tempo dei Gitani”, ero già la più celebre rockstar del mio Paese. All’epoca lo feci solo per amicizia. Pensa che ho anche sborsato dei soldi per pagare le spese degli studi di registrazione, lui non ne aveva tanti a disposizione. Successivamente ho avuto la fortuna di comporre la musica di quelli che sono forse i suoi tre migliori film. Un periodo di circa dieci anni in cui gli ho dato tutto ciò che avevo e potevo. L’ho fatto senza remore, perché Emir è una persona altrettanto generosa, che cerca sempre di dare quando qualcuno gli chiede qualcosa. Penso che entrambi possiamo descrivere e raccontare nelle nostre biografie questi dieci anni come i più belli e importanti delle nostre vite.

Secondo te la musica klezmer e quella gitana possono considerarsi come delle forme autoctone di “blues” europeo?
Mah. Potrebbe anche darsi. Comunque sono musiche tra loro molto parenti. Stavo lavorando alla colonna sonora di un film francese che si girava in Romania (“Train de vie”, n.d.i.) e avevo accesso agli archivi di Radio Bucarest, archivi musicali dov’era conservato materiale della prima e seconda guerra mondiale. Ho ascoltato molti brani e melodie klezmer di quel periodo e alla fine sono giunto alla conclusione che forse proprio quello è stato il genere che ha avuto maggiore influenza sulla musica gitana e dei Balcani. Specialmente per quanto riguarda la musica suonata ai matrimoni. Troverai tracce klezmer in ogni cosa suonano oggi i gitani nei Balcani.

Cosa ritieni sia più difficile: comporre la colonna sonora di un film o registrare un normale album musicale?
Non mi reputo un vero compositore di musica per il cinema. Sono capitato in questo mondo e in questo ambiente per caso. Non ho un metodo di quelli tradizionalmente usati per creare colonne sonore. Tratto la musica per il cinema come una bestia a cui devi dar da mangiare. Se mangia va bene, se non mangia va male. Tuttavia ho sempre considerato la musica dei miei dischi come delle specie di colonne sonore, solo che sono prive e orfane di un film. Sono colonne sonore di film che mi girano nella testa. Credo veramente che ognuno di noi abbia dentro le proprie colonne sonore, quando viaggia, lavora, balla oppure fa l’amore. Riuscire a creare colonne sonore private può darmi forse maggiore soddisfazione di quelle per i film. Se tu hai un film in mente io posso essere il tuo compositore.

Intervista a cura di Olindo FortinoSound Contest – Musica e altri linguaggi

GORAN BREGOVIC & WEDDING AND FUNERAL ORCHESTRA | If you don’t go crazy, you are not normal

Goran Bregovic chitarra, sintetizzatore e voce
Muharem Redzepi goc e voce
Bokan Stankovic prima tromba
Dragic Velickovic seconda tromba
Stojan Dimov sax e clarinetto
Aleksander Rajkovic primo trombone e glockenspiel
Milos Mihajlovic secondo trombone
Ludmila Radkova Trajkova voce
Daniela Radkova Aleksandrova voce

domenica 13 settembre 2015 ore 20.30
Anfiteatro Romano
– Avella (AV)

Platea 25 euro – Gradinata 15 euro

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