Con il jazz è la nostra prima volta: pronti alla sfida

Bianconi: Mi piace Duke Ellington e “Bitches Brew” di Miles Davis è tra i miei dischi preferiti
La contaminazione non è una strada nuova per i Baustelle, che su cut up postmoderni, pastiche letterari e incursioni nel cinema hanno costruito la loro poetica. Ma questa volta si parla di jazz. Ed è tutta un’altra storia. Il 5 settembre ad Avella, nella cornice dell’anfiteatro romano (ore 20.30), nell’ambito del festival Pomigliano Jazz in Campania, la band toscana salirà sul palco insieme all’Orchestra Napoletana di Jazz diretta da Mario Raja, riarrangiando alcuni brani del loro repertorio con l’ausilio di una intera sezione fiati. Un battesimo per il gruppo che da pochi mesi ha firmato “L’amore e la violenza volume 2”, un album per certi versi diversissimo da quelli finora prodotti, dove ritmo e parole sono più diretti e spigolosi, meno cerebrali e soprattutto, decisamente diretti a centrare l’obiettivo. Sul palco, oltre a Francesco Bianconi (voce, chitarre, tastiere), Claudio Brasini (chitarre) e Rachele Bastreghi (voce, tastiere, percussioni), ci saranno Ettore Bianconi (elettronica e tastiere), Sebastiano de Gennaro (percussioni), Alessandro Maiorino (basso), Diego Palazzo (tastiere e chitarre), Andrea Faccioli (chitarre), oltre ai musicisti dell’ONJ per una performance speciale e irripetibile. «Amiamo la contaminazione, ma con il jazz non ci siamo mai confrontati prima. Ecco perché quando Onofrio Piccolo ci ha fatto questa proposta affidandoci alle cure di Mario Raja, abbiamo accettato con entusiasmo» spiega Francesco Bianconi, leader del gruppo.
Pronti alla sfida?
Le sfide ci piacciono. Siamo curiosi di capire che effetto farà. In realtà abbiamo sempre voluto tentare delle espansioni rispetto al rock classico e in Fantasma l’abbiamo fatto provando degli innesti con la musica classica. Per quanto riguarda il jazz è il nostro battesimo.
Che rapporto ha con il jazz?
Sono un ascoltatore, ma non un conoscitore o un appassionato. Mi piace Duke Ellington, “Bitches Brew” di Miles Davis è tra i miei dischi preferiti. Diciamo che non amo particolarmente i virtuosismi. Certe forme di improvvisazione sono uno sfoggio di abilità che poteva convivere in un certo periodo storico, nel bebop che contrassegnava l’affermazione sociale del popolo nero. Dopo, se resta solo un esercizio di stile, non mi regala nessuna emozione. Preferisco una musica scritta che sappia aprire un canale di comunicazione.
La vostra cifra stilistica è proprio questa: una musica più scritta che cantata, se vogliamo. L’amore e la violenza volume 2, per certi versi, però, è fuori binario. Meno citazioni, poche incursioni tra cinema e letteratura, maggiore trasparenza, messaggi molto chiari e diretti. Come mai?
Forse perché è un disco nato in fretta. E questo a volte può essere un vantaggio. Intendo, la fretta, se non diventa sciatteria, ti obbliga a concentrarti nella fase di creazione anche rinunciando ai fronzoli.
Nelle vostre canzoni c’è sempre una carrellata di personaggi femminili. A quale è maggiormente legato e perché?
Oggi come oggi a Betty, perché non è solo un personaggio femminile. Betty tiene dentro molte cose. Betty, ha molto di me, sono anche io.
Progetti per il futuro?
Ci prenderemo finalmente una pausa. Dopo Avella saremo a Torino dove è previsto un appuntamento molto particolare di cui non posso dire ancora nulla. E poi una sosta obbligata. Abbiamo toccato un record: in due anni abbiamo fatto due dischi e due tournée, cosa che non era mai capitata prima.
(Barbara Cangiano)
BAUSTELLE in concerto
ospite speciale Orchestra Napoletana di Jazz diretta da Mario Raja






