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Il Castello di Ottaviano/Sclavis alla “porta” del Vesuvio

Dal castello di Ottaviano  lo sguardo si perde sull’entroterra campano, da Nola a Sarno: come un mare, o un lago, al di là del quale si alzano massicci i monti dell’avellinese. La 268, la brutta statale del Vesuvio (una corsia per senso di marcia, con la doppia striscia continua) è chiusa al traffico per lavori, e per arrivare fin qui bisogna attraversare per un bel tratto il territorio di Somma. Agli incroci c’è sempre un po’ di traffico. Sulla mano destra, in fondo alle vie che salgono, si scorge sempre l’ombra maestosa della “montagna”. Nelle cartoline del golfo sembra azzurro-cenere, ma da vicino ha tutte le tonalità del verde. E salendo ti rendi conto delle macchie di vegetazione, degli alberi, delle asperità e i sentieri scavati da secoli di acqua e di fuoco.

Dopo aver suonato all’ombra dei conetti vulcanici del Carcavone  – preparandosi per la scalata del gran cono di sabato prossimo – Louis Sclavis ritrova a Ottaviano il pianoforte di Giovanni Guidi e il sassofono di Francesco Bearzatti. Insieme, nel 2016 hanno lavorato per ECM al progetto “Ida Lupino” (con Gianluca Petrella, omaggio alla musica di Paul e Carla Bley).

Visita guidata Palazzo Mediceo Pomigliano Jazz 2018 - XXIII Edizione Ottaviano

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Per il concerto, viene allestito il cortile del castello. Intorno, corrono le ampie e magnifiche finestre rinascimentali. Le grandi stanze, vuote, sono affrescate. Si cammina sotto le alte capriate di legno a vista. Il tempo ha lasciato i suoi segni, ma alcuni sono di grande suggestione. Come le piccole porte “numerate” dell’esercito alleato. Il castello di Ottaviano ha avuto più di un’occupazione. La più terribile è stata quella della camorra, che è entrata dalla porta principale con la NCO di Raffaele Cutolo. Ma poi con la confisca è divenuto un nuovo simbolo e presidio di legalità, e dopo un lungo restauro oggi è la “porta” del Parco Nazionale del Vesuvio, guidato dal presidente Agostino Casillo, che è in prima fila ad ascoltare Sclavis, e invita tutti a non perdere gli altri concerti della XXIII edizione di Pomigliano Jazz. All’esterno del palazzo, appartenuto nel Cinquecento a Bernardetto e Giulia de’ Medici, ci sono le “geometrie” di pasta fritta dei giovani gemelli Fortunato (Vincenzo e Bartolomeo) di Pompei, e tra i prodotti delle aziende agricole locali – con gli immancabili “piennoli” di pomodorini – si distingue l’inconfondibile vivacità della “contadina vesuviana” Libera Feola.

Sclavis apre il concerto con suoni profondi, partendo da una melodia quasi cupa. Ma cambia presto registro, per cominciare a duettare all’ultimo fiato con Bearzatti. Poi sale anche il pianoforte di Giovanni Guidi, con improvvisazioni che non sono mai scontate. È un dialogo incessante, di botta e risposte tra i tre, che dura per diversi pezzi. Una traccia melodica di poche note, e poi la musica che scorre, incorniciata dall’architettura rinascimentale del piccolo cortile quadrato. Sulle pendici del vulcano più famoso del mondo. Dopo gli applausi, un ultimo pezzo con le sonorità decise e nette di Sclavis: per chiudere la serata e darsi appuntamento sabato in cima al gran cono

(Giuseppe Pesce)

 

Formazione
Louis Sclavis (clarinetto basso)
Dominique Pifarely (violino)
Sabato 8 settembre ore 18 – Cratere del Vesuvio
LOUIS SCLAVIS – DOMINIQUE PIFARELY  DUO
Concerto al tramonto – Ingresso 25 Euro + prevendita
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